Nomi numerabili, non numerabili e collettivi

I nomi numerabili vengono così chiamati perché possono definire il numero delle entità considerate all’interno del periodo. Si tratta di sostantivi che si riferiscono a cose, persone e animali che possono essere contati con precisione. È interessante notare che la caratteristica ‘numerabile’ è propria della lingua italiana e difficilmente trova parallelo in altri idiomi, anche perché molto dipende da come un’entità viene percepita dal substrato culturale di un certo paese. Lo stesso nome numerabile in italiano potrebbe, infatti, non esserlo affatto nella lingua inglese o francese. La numerabilità di un nome dipende quindi da ragioni profonde, che devono essere ricercate nella storia e nella cultura di un paese.

I nomi numerabili comprendono sia i nomi concreti che i nomi astratti, i nomi collettivi e i nomi individuali. Questa tipologia di nomi può essere distinta grazie all’apposizione di articoli determinativi o indeterminativi, possono essere portati al plurale ed essere preceduti da avverbi di quantità e da aggettivi, nonché dall’articolo partitivo al plurale. Un esempio di nome numerabile è la parola ‘cane’, che può diventare ‘cani’, ‘ i cani‘ ‘ dei cani‘, ‘molti cani‘.

I nomi non numerabili vengono chiamati anche nomi di massa e non è possibile portarli al plurale, perché, di base, non è possibile contarli. Questa tipologia di nomi può essere accompagnata dall’articolo partitivo. Un nome non numerabile può essere, ad esempio, la parola acqua, sale, burro. In generale, i nomi non numerabili indicano entità dalla natura non distinta, per i quali plurali è indispensabile usare un riferimento al peso o al contenitore che viene impiegato. Ad esempio la frase

mi passi dell’acqua?

è corretta, ma se ci sono due bottiglie d’acqua e si desiderano entrambe, non è corretto dire ‘mi passi le acque?’, perché il periodo preciso chiede di dire

mi passi le bottiglie d’acqua?

In questo modo, il nome non numerabile è correttamente invariato, ma viene impiegato in forma plurale secondo significato. Al contempo, alcuni nomi che in origine non erano numerabili lo sono diventati e l’esempio più classico è la parola caffè, quindi un caffè, due caffè…

Certamente il plurale di alcuni nomi non numerabili è considerato corretto. La parola ‘acque’ è ben concepita, come ad esempio nella costruzione ‘acque termali‘ ma, secondo l’Accademia della Crusca, si tratta di fenomeni recenti e che sono strettamente legati alla comunicazione di massa. Un esempio è l’uso di indicare i ‘latti’ perché ne sono nati negli ultimi anni di diverse tipologie, quali il latte scremato, il latte intero… Un tempo il latte era di una sola tipologia e quindi il nome è puramente non numerabile.

I nomi collettivi indicano, infine, un gruppo di persone, di animali e di cose e per farlo usano una sola parola declinata al singolare. Questi nomi hanno anche una versione plurale, che serve per indicare più gruppi. Esempi di nomi collettivi sono stormo, flotta, pineta, scolaresca. Il verbo che accompagna il nome collettivo deve, secondo la grammatica italiana, essere coniugato al singolare, come ad esempio

lo stormo ha volato per tre giorni

Se il nome viene declinato al plurale, quindi ‘gli stormi’, anche il verbo deve essere portato al plurale, quindi

gli stormi hanno volato per tre giorni

Nel primo esempio si indica un insieme di uccelli, mentre nel secondo più insiemi di uccelli.