Nomi concreti e nomi astratti

I sostantivi si dividono in nomi concreti e in nomi astratti. Come suggerisce l’aggettivo, i nomi concreti sono nomi comuni che indicano persone, animali e cose che gli esseri umani sono in grado di percepire con almeno uno dei cinque sensi. Si tratta della vista, dell’udito, del tatto, del gusto e dell’olfatto. La lingua italiana è meravigliosa quanto complessa quindi, non di rado, il significato di un nome può mutare nel corso dei secoli e acquisire un’essenza diversa da quella originaria.

Il nome concreto deve quindi essere ben chiaro e la sua visione, il suo gusto, la sua essenza tattile, il suo aroma o il suo profumo e il suo suono devono essere percepibili. Questa semplice regola permette di non sbagliare nella definizione dei nomi concreti. Un esempio di questa tipologia di nomi, seguendo la filosofia dei sensi può essere ‘donna’ perché può essere vista, ‘banana’, perché può essere gustata, ‘fiore’ perché può essere annusato, ‘superficie’ perché può essere toccata e ancora ‘campana’ perché può essere udita.

La definizione dei nomi concreti può essere ben chiara, ma anche cadere nella profonda incertezza. Un esempio di nomi ‘incerti’ sono ad esempio la ‘corsa’, il ‘salto’ o la ‘lettura’. Questi nomi indicano un’essenza concreta anche se non materiale e sono frutto di accesi dibattiti fra i linguisti.

I nomi astratti sono sostantivi che indicano entità che non possono essere percepite con i sensi e che hanno quindi una natura non materiale. Si tratta di elementi che esistono solo ad un livello non materiale e che esprimono l’azione o anche l’effetto di questa stessa azione. Esempi di nomi astratti sono la ‘bellezza’, la ‘bontà’, la ‘felicità’. I nomi astratti terminano nella maggior parte die casi con -tà, con -enza, -ezza e -ione e molti di essi sono per l’appunto derivati dei verbi che esprimono l’azione e l’effetto della stessa.