Punto esclamativo

Il punto esclamativo ha la sua importanza, nonostante il compito sostanzialmente diverso dal suo parente prossimo che abbiamo appena presentato. Questo segno di interpunzione è formato da un punto su cui si erge un trattino verticale (!) e serve anch’esso a indicare l’intonazione che la frase deve assumere, ma in questo caso non si indica una domanda, bensì si sottolinea la perentorietà della stessa.

Non correte con quelle moto!

Il punto esclamativo si mette alla fine della frase ed è molto semplice da utilizzare. Attenzione, però, perché questo segno è bandito nei testi giuridici.

Punto interrogativo

Definiamo il punto interrogativo come un segno di interpunzione tra i più importanti. Nella nostra lingua, a differenza dello spagnolo, esiste un solo tipo di punto interrogativo, che è quello che è composto da un punto con sopra una sorta di ricciolo.

Quando viene utilizzato il punto interrogativo? Nell’interrogazione diretta, ossia alla fine di una frase che è, in realtà, una domanda. In questo modo, grazie proprio alla presenza di questo specifico segno di interpunzione, il lettore sa che intonazione dare al periodo.

Mamma è andata a prendere Luca a scuola?

Come si nota, in questo caso si tratta di una domanda e, in quanto tale, deve essere letta con la giusta intonazione. Per segnalare il tutto, si deve porre il punto di domanda alla fine della frase.

Il linguaggio da chat e l’utilizzo del punto interrogativo

Oggi come oggi, il mezzo di comunicazione più utilizzato sono le chat. Che si tratti della chat di Facebook piuttosto che di quella di un servizio di instant messaging, quello che conta è che si utilizza un linguaggio molto colloquiale, fatto di abbreviazioni, sovrabbondanza di punti esclamativi e quant’altro.

Diciamolo pure: nelle chat odierne, la grammatica italiana viene un po’ messa da parte, per prediligere un linguaggio più giovane, immediato, quasi uno slang. Ecco, quindi, che spesso ci ritroviamo dinanzi a frasi come:

Che farai stasera?????

Si nota, in questo caso, che alla fine della frase ci sono diversi punti interrogativi. Si tratta di una domanda e, pertanto, il segno di interpunzione utilizzato è quello giusto. Tuttavia, perché abbondare in questo modo? Per rendere ancora di più l’idea della domanda o, più semplicemente, perché in molti utilizzano questa serie di punti interrogativi per concludere la loro frase.

Anche il punto esclamativo ha la sua importanza, ovviamente.

 

Il punto

Tra tutti i segni di interpunzione, uno dei più importanti è il punto. Risulta importante, quindi, andare a capire in che modo e quando si utilizza il punto, in modo tale da riuscire a utilizzarlo nel migliore dei modi.

Il punto: cos’è e quando si utilizza?

La prima cosa che si deve dire in merito è che il punto è senza dubbio il più forte tra tutti i segni di interpunzione, dato che va proprio a finire un discorso. Pertanto, il punto si colloca sempre alla fine di una frase, nonché alla fine di un periodo e dopo di esso è importante ricordarsi di utilizzare l’iniziale maiuscola.

Tutto quello che hai detto sino a questo momento, mi aiuta a capire meglio la situazione che, possiamo dirlo, non è per nulla semplice.

Come detto, il punto segna la fine di una frase. Tuttavia, nel caso in cui si cambia drasticamente discorso o si desidera indicare uno stacco netto tra il periodo che si conclude e il successivo, sarà necessario andare a capo, cominciando un nuovo capoverso.

Il punto viene utilizzato anche nelle abbreviazioni.

Dott. Pag. Num. Sign.

 

La virgola

Uno dei principali segni di interpunzione è la virgola. Tanto amata da molti, tanto odiata da altri, la virgola ha diverse funzioni, tutte importanti.

La virgola va a definire, innanzitutto, un piccolo momento di pausa e può essere posta sia tra due proposizioni che fanno parte di uno stesso periodo, sia tra due parole.

Mentre io cucino, tu apparecchia.

Sei bella, sensibile e dolce.

Inoltre, la virgola viene utilizzata anche per dividere gli elementi di un elenco.

Per la ricetta servono: farina, acqua, sale, lievito. 

La virgola è necessaria anche nel caso in cui si debba andare a separare la proposizione secondaria da quella reggente. Questa regola vale sempre e questo significa che sarà necessaria la virgola in tutti e tre questi specifici casi:

  1. Nel caso in cui la secondaria sia collocata prima della proposizione reggente: Se fossi bello, potrei andare in tv.
  2. Nel caso in cui la proposizione secondaria sia posta dopo quella reggete:  In campagna sono rimaste poche persone, perché tutti si sono trasferiti altrove. 
  3. Nel caso in cui la frase secondaria sia inserita nel contesto come un inciso:  Il mio amico, che vive a New York, tornerà per le vacanze di Natale.

Utilizzeremo la virgola anche nel caso in cui si siano utilizzate espressioni come Sì No.

Sì, andremo in viaggio con loro quest’estate.

No, non mangio il sushi.

Ci vuole questo segno di interpunzione anche dopo una frase introduttiva. Per capire meglio questo punto, facciamo un esempio: dato che è tardi, andrò a dormire in questo momento.

Molto utile la virgola anche immediatamente dopo interiezioni, esortazioni, complementi di vocazione:

  • Ehi, ti sto chiamando!
  • Ti prego, non correre con il .
  • Andrea, ricordati le chiavi di casa.

Come si nota, sono molteplici i casi in cui deve essere usata la virgola, ma c’è un’eccezione che non deve essere mai dimenticata.

La virgola non si usa tra soggetto e predicato, così come tra predicato e complemento oggetto.

Il cane, sta giocando con la palla.     Il cane sta giocando con la palla.

Mamma ha comprato, le castagne.  Mamma ha comprato le castagne.

L’utilizzo creativo della virgola nella letteratura italiana

Alcuni autori tra i più noti e influenti della nostra letteratura, si sono presi la libertà di utilizzare la virgola tra soggetto e verbo. Si noti bene, però, che noi non siamo Moravia Manzoni e, pertanto, dobbiamo attenerci alle regole di cui sopra.

Tuttavia, risulta essere molto interessante andare a curiosare nel modo di scrivere di suddetti autori, cercando di capire l’uso della virgola in questi specifici casi.

Tra tutti, fu Alberto Moravia ad avere il rapporto più controverso con la punteggiatura. Il suo mettere la virgola tra soggetto e verbo era una scelta voluta e finalizzata a evidenziare la personalità del soggetto, in modo tale da separarlo dal resto della frase. Anche Manzoni Calvino utilizzarono spesso la virgola dove non si dovrebbe.

Nei Promessi Sposi, ad esempio, la regola grammaticale è stata più volte trasgredita, al fine di dare più solennità alla frase. Un valido esempio può essere il seguente:

Voi, mi fate del bene, a venir qui da me in questa casa”.

Anche oggi c’è chi sostiene l’uso creativo della virgola anche se, lo ribadiamo nuovamente, la regola grammaticale vieta di porre il segno di interpunzione in questione in quel punto.